VENDICARI
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Vendicari



Perchè visitarla: Affascinante Oasi nel sud della Sicilia che abbraccia una zona della costa del Siracusano dalle spiagge chiare e le acque limpide. Una zona piena di ricchezze su tutti i fronti, dalla biodiversità alla storia geologica fino all’archeologia che ne svela gli insediamenti antichi.

Da non perdere: Le spiagge, la Tonnara e l’isola di Vendicari.

La riserva naturale orientata “Oasi Faunistica di Vendicari” è stata istituita nel 1984 dalla Regione Siciliana. Situata precisamente tra Noto e Marzamemi, al suo interno si trova uno degli ecosistemi più stupefacenti al mondo.

Mare cristallino, spiagge lunghissime e dorate, paesaggi incredibili, vegetazione mediterranea, osservatori per il bird watching che vi permetteranno di ammirare fenicotteri, aironi, cicogne e altri splendidi volatili.

Sia gli ambienti terrestri che circondano le paludi che quelli acquatici sono caratterizzati da una straordinaria varietà di habitat ed eccezionale biodiversità.

Ciò è dovuto, per quanto riguarda il primo, alla presenza di substrati molto diversi, a particolari caratteristiche idrogeologiche e alle diverse caratteristiche fisico-chimiche delle acque.

Quindi gli ambienti terrestri enumerano preziose associazioni fito-sociologiche, proprie di questi sistemi e di una grande varietà di specie, alcune delle quali sono quasi scomparse nel resto della Sicilia.

Flora La sua particolarità è data dai diversi biotipi che la compongono: dalle piscine che formano le paludi alla costa rocciosa e sabbiosa o alla tipica macchia mediterranea.

C’è una macchia mediterranea molto densa, che in generale caratterizza il territorio con lentischi, mirti, alatem, spartium, olivastri selvatici, ecc. ricchi di specie psammo-alofile e alofile.

L’ambiente sabbioso costiero comprende, distribuiti in strisce parallele alla costa dalla riva verso l’entroterra, razzo marino, salicornia, spiaggia-erba, Eryngium creticum, euforbia marittima, giglio di mare; spiaggia in fiore, spiaggia di fiordaliso, finocchio marittimo, nelle strisce dietro le dune; una striscia esclusiva, densa e ininterrotta di macchia mediterranea con ginepro, insieme a efedra, lentischio e fillirea nelle dune più interne e indisturbate.

Questa grande varietà di ambienti intatti è la base essenziale per la presenza variegata di nicchie ecologiche, altrove inimmaginabili, che offrono rifugio a un numero elevato di specie animali, molte delle quali in via di estinzione in Sicilia.

Fauna Quindi Vendicari rappresenta non solo un’importante area nevralgica nelle rotte migratorie e svernanti di molte specie di avifauna (oltre 200 specie, alcuni residenti e alcuni nidificanti, tra cui la spatola, l’airone cenerino, la cicogna, il fenicottero, l’ibis lucido , l’oca selvatica, il gabbiano rosa, il palafitta dalle ali nere, il chiurlo di pietra, altri) ma dà anche rifugio a moltissimi mammiferi (toporagno siciliano, ghiro, riccio, toporagno pigmeo, arvicola, porcospino, volpe, donnola, coniglio selvatico), anfibi e rettili (colubro, serpente d’erba, serpente ratto leopardo, lucertola verde, tartaruga palustre) e insetti.

Importante è anche l’ambiente palustre, dove sono presenti numerose specie di fauna acquatica (pesci, crostacei, rettili, anfibi e insetti) e vegetazione sommersa (alghe e diverse fanerogame, propria di questi ambienti).

L’ambiente marino di fronte a queste paludi – caratterizzato da fondali bassi costituiti sia da rocce coperte da associazioni algali e da ambienti sabbiosi e praterie di Poseidonia oceanica, e popolato da apprezzata fauna ittica (spigola, orata, dassie) – è tra le aree identificate dalla legge per l’istituzione di una riserva marina (AMP).
Visita 08:00/19:00 7/7

Biglietto intero 3,50 euro a persona

Biglietto ridotto (per le Forze dell’Ordine, associazioni ambientaliste, studenti e scout) 1,50 euro

Gratuito per i bambini sotto gli 8 anni, diversamente abili con accompagnatore previa autorizzazione del gestore, soggetti impegnati in attività di studio, ricerca e didattica e per iniziative istituzionali.

Previsto un biglietto famiglia dal costo di Euro 7,00 per tutti i componenti del nucleo familiare.

Il ticket si applica per tutti e 5 gli ingressi dell’area protetta da Cittadella dei Maccari, Torre vendicari, Marianelli, Calamosche ed Eloro.

Sentiero 1 a piedi: 12 km c.ca A/R

Sentiero 2 a piedi: 8 km c.ca A/R

Sentiero 3 a piedi:5 km c.ca A/R

Attrezzatura essenziale: scarpe da trekking o da ginnastica, acqua, cappello e costume in estate.

Avvertimenti importanti: pendii scoscesi, divieto di pesca, caccia, introduzione o prelievo di specie animali o vegetali; assenza di segnale di rete; assenza di punti di ristoro (bar/bagni ecc..).

Tali indicazioni sono fornite sulle basi di consultazioni e confronti su mappa riscontrati in diversi itinerari forniti da guide e amatori. La redazione non si assume alcuna responsabilità in caso di imprevisti, cambiamenti, chiusure o deviazioni non segnalate.

Presenza di zone di nudismo segnalate.

Assenza o quasi di punti di ristoro. Portare con sè cibo e acqua.

Dalla Tonnara a Eloro 6 Km

  Dall’ingresso principale ☞ (clicca qui per indicazioni) andiamo a sinistra per raggiungere il sentiero che ci conduce verso il suggestivo rudere della Tonnara. Abbiamo al nostro fianco il Pantano Grande, un bacino d’acqua dolce importantissimo per la coesistenza e il ristoro di moltissime specie, che rendono ricco e vivace l’ecosistema. Ci ritroveremo a un primo bivio dove abbiamo l’occasione di raggiungere la spiaggia di Vendicari, caratterizzata dalla splendida e suggestiva vista dellla Tonnara. Finita la nostra sosta in spiaggia, raggiungiamo i ruderi della Tonnara e della Torre Sveva . I colori della pietra con la luce del sole si fondono per rendere quasi onirici gli spazi di queste vecchie architetture.
  Più avanti incontriamo le vasche ellenistiche , cavità scavate direttamente nelle rocce per diversi usi, tra i quali quello della preparazione del pesce e del “garum” condimento a base di pesce. Possiamo solo vagamente immaginare le sembianze del luogo in età greco-romana. Possiamo senz’altro comprendere i motivi per cui questo luogo non ha mai smesso di essere enormemente affascinante per l’uomo. Durante la nostra passeggiata costeggiamo da un lato ancora il ricco e largo Pantano Grande fino al Pantano Piccolo e dall’altro la costiera rocciosa del mare. che ci accompagna per tutto questo tratto, regalandoci un vasto e ricco panorama dove potremmo avere la fortuna di guardare uccelli o altri animali nel loro habitat. Arriviamo alla Spiaggia di Calamosche , caratteristica per essere una conca sabbiosa chiusa dalla costa rocciosa. Mescolandosi, la costa e sabbia, il litorale si arricchisce di specie marine che possiamo ammirare immergendoci. Un luogo perfetto per lo snorkeling. Continuiamo la nostra passeggiata per la volta di Marianelli risalendo la sponda rocciosa opposta a quella da cui siamo scesi per raggiungere la Spiaggia di Calamosche. La Spiaggia di Marianelli e poco dopo quella di Eloro sono separate dalla foce del fiume Tellaro. La zona nudista di Marianelli sarà segnalata. Ancora una volta la presenza d’acqua dolce vicina, aumenta il pregio ambientale del luogo. Infine dalla Spiaggia di Eloro sarà possibile mirare da lontano parti delle mura e delle achitetture dell’antica città greca, per adesso chiusa ai visitatori.
Le prime informazioni in merito all’esistenza delle saline di Vendicari risalgono al Quattrocento, probabilmente l’area del pantano veniva utilizzata persino in epoca greca, dato che nelle vicinanze vi sono dei resti di vasche per la lavorazione del pesce salato.

Le saline furono per la zona una importante risorsa, esse alimentarono il mercato del sale che veniva trasportato tramite imbarcazioni a vela (varchi ‘isalì).

Il lavoro delle saline era tipicamente stagionale da marzo ad agosto. Una giornata tipica dei salinari iniziava la mattina all’alba e proseguiva fino alle 11:00, evitando cosi il torrido caldo di mezzogiorno. Si riprendeva a lavorare nel primo pomeriggio fino intorno alle 17:00.

Le saline verranno chiuse nel 1951 a seguito di una alluvione che aveva procurato parecchi danni alla zona. Oggi le saline vengono utilizzate dagli uccelli come oasi di ristoro e sono una delle più importanti attrattive della riserva.
Specie rare


Il Corriere di Leschenault (Foto: Dr. Ajay Balachandran) nidifica in Turchia, Siria, Giordania, Armenia, Azerbaigian e Afghanistan meridionale; sverna sulle coste del Golfo Persico, del Mar Rosso, del Golfo di Aden e del Mar Mediterraneo sudorientale; di passo in Europa centro-meridionale compresa l’Italia, in Scandinavia, Regno Unito e nel Nordafrica.


Il Piro Piro di Terek,di dimensioni medio-piccole, ha un lungo becco rivolto all’insù di colore arancione con la punta nera ed i piedi palmati;le zampe sono lunghe e di colore arancione acceso.Le piume superiori sono grigie ,quelle inferiori sono candide.


Il Beccaccino coda stretta vive in Asia, dalla Russia all’Indonesia e dall’Iran alla Malaysia, compresi Giappone, Oman, Sri Lanka, Filippine, Maldive, Isole Cocos e isole Andamane e Nicobare.È di passo nella Penisola Arabica, in Somalia, Kenya, Comore, Seychelles, Christmas Island, Papua Nuova Guinea e Australia.Di rado si spinge anche in Tunisia e nel sud Italia.



Il Piro Piro fulvo (Foto: Stefano Benucci) vive nelle americhe, nei Caraibi e in Russia.È di passo nell’Europa occidentale e settentrionale, nel Bacino del Mediterraneo (Italia compresa), in Australia e su alcune isole dell’Oceania occidentale, in Giappone, Taiwan, nell’Africa meridionale, in Kenya e lungo il Golfo di Guinea.


La Sterna di Rüppell (Foto: oiseaux.net) è visibile in Europa, Asia, ed Africa; in Italia nidifica sul delta del Po, in ambienti quindi dove ci sia acqua nelle vicinanze.


La Bigia di Rüppell (Foto: G.Minuta) noto anche come Silvia dalla gola nera, è un uccello migratore che nidifica in Grecia, alcune grandi isole dell’Egeo, in Turchia, in Siria e in inverno al centro e ad est del Sahel (soprattutto in Ciad e Sudan).


Il Chiurlottello (Foto: Migratoria.it) rarissimo uccello vive nell’Europa orientale e centro-orientale, soprattutto in Russia (regione di Omsk) dove nidifica, e Romania dove è stato avvistato per l’ultima volta.Sverna in Italia, negli stati balcanici e Nord Africa, in Turchia e negli stati dell’ex Unione Sovietica.

Avvistamenti piu’ comuni

Airone cenerino
(Foto: Ómar-Runólfsson)
Tuffetto
Svasso
(Foto: Marek-Szczepanek)
Pettegola
(Foto: Andreas-Trepte)
Moretta tabaccata
(Foto: Erbanor)
Garzetta
(Foto: Andreas-Trepte)
Fenicotteri rosa
(Foto: Estormiz)
Avocetta
(Foto: Erbanor)
Azavola
(Foto: Steve-Garvie)
Meraviglia da visitare risalente al XVIII secolo, è la Tonnara di Vendicari: detta anche Bafutu.

La costruzione della Tonnara risale al Settecento, l’attività si sviluppava grazie alla presenza della vicina salina, che permetteva l’estrazione del sale e lo stabilimento vero e proprio dove il tonno veniva cotto nei forni e inscatolato.

Il tonno veniva pescato nelle acque antistanti e trasportato nella balata dove veniva tagliato e lavorato.

L’attività dello stabilimento ha avuto fasi alterne, periodi floridi a periodi di chiusura in base al costo del prodotto e alla concorrenza delle vicine tonnare di Marzamemi, Avola, Noto e Siracusa.

Nel 1943, a seguito dello sbarco degli alleati, ma anche per una scarsa resa economica del commercio dei tonni, lo stabilimento venne chiuso.

Oggi rimane una testimonianza dell’antica tradizione siciliana delle tonnare.

Nel 1970 Vendicari rischio’ di diventare are industriale , fortunatamente il mostruoso progetto falli’.

La Mattanza

Risalente all’epoca medievale la Torre Sveva che con molta probabilità fu costruita da Pietro d’Aragona, conte di Alburquerque e duca di Noto (1406-1438) per segnalare e respingere gli attacchi dei pirati Saraceni e Barbareschi.

La data di fondazione di questa torre resta incerta. La fonte più antica che cita l’esistenza dell’edificio è di Tommaso Fazello, storico siciliano, che indicava la costruzione della torre per volere di Pietro D’Aragona.

La costruzione di questa torre, si rese necessaria per custodire e difendere i caricatori, ovvero i magazzini dove venivano stoccate le derrate alimentari destinate al commercio.

La zona che corrisponde all’attuale riserva di Vendicari, infatti, è presumibilmente stata centro portuale per le comunità rurali fin dall’epoca tardo antica. Quest’antica funzione commerciale è stata prolungata nel tempo, come testimoniato da un documento del 1396, che concede alla città di noto l’attività commerciale per mezzo dello scalo di Vendicari.

L’attività militare della Torre Sveva, nonostante i crolli e rimaneggiamenti che si sono succeduti fin dal XVI secolo e il devastante terremoto del 1693 che la danneggiò gravemente, continuò ufficialmente fino al 1867, quando il governo italiano l’annoverò fra gli edifici militari da dismettere per cessata funzionalità.

Rispetto alla struttura originaria, la torre oggi appare quasi dimezzata in altezza per la mancanza dell’ultimo piano (presente soltanto nella parete nord), delle volte di coperture e della terrazza. Sul lato nord-est è presente uno degli ingressi, una porta rettangolare con massiccio architrave monolitico. In questo prospetto possiamo notare al piano una delle finestre originarie della struttura.

Sulle sommità degli angoli sud e ovest, sono presenti dei mensoloni databili al XVI sec, che fungevano da sostegno a larghi ballatoi che ospitavano vedette, cannoni e garitte in controscarpa.

Nel prospetto nord-est, ad un’altezza di 5 metri, possiamo notare una porta ad arco con sesto ribassato leggermente, visibilmente “incassata” rispetto alla facciata. Questo era l’ingresso per il ponte levatoio.
Il garum è una salsa liquida di interiora di pesce e pesce salato che gli antichi Greci aggiungevano come condimento a molti primi piatti e secondi piatti.

Garum derivante dal nome greco garos o garon (γάρον), che era il nome del pesce i cui intestini venivano usati originariamente nella produzione dei condimenti.

Si pensa che il Garum fosse simile alla pasta d’acciughe o al liquido della salamoia delle acciughe sotto sale, che nella costiera amalfitana ed in particolare a Cetara si può gustare anche oggi con il nome di “colatura”.

Nelle Geoponiche, di autore ed epoca ignoti, si legge: “Il cosiddetto ‘liquamen’ è così prodotto: versare in un recipiente le interiora dei pesci e poi salare; versare piccoli pesci, soprattutto latterini, o piccole triglie, o menole, o acciughe, o qualsiasi piccolo pesce vi sia, tutti da salare in modo uguale, da lasciar stagionare al sole e rigirare costantemente.

Dopo che avranno stagionato al caldo si trae da essi il garum; una grande cesta viene inserita nella cavità piena dei suddetti piccoli pesci: il garum fluirà nella cesta; quel che è colato attraverso essa, chiamato “liquamen”, verrà raccolto;

Alcuni aggiungono anche due sestari di vino vecchio per ogni sestario di pesce. Se si ha bisogno di usare subito il garum non lo si tenga tanto al sole, ma lo si bollisca, facendo così: si prenda della salamoia tanto concentrata che un uovo vi possa galleggiare (se affonda non c’è abbastanza sale), si ponga il pesce in essa in un’altra pentola, si aggiunga dell’origano e la si metta sul fuoco fino alla bollitura, ossia fino a quando non si sia ridotto abbastanza di volume.

Una volta raffreddatosi porre in un setaccio una seconda ed una terza volta, fino a che risulti chiaro. Dopo aver messo il coperchio lo si riponga. Il fiore del garum, comunque, chiamato aimàtion (dal greco αἰμάτιον, “sanguetto, sanguinello”), si ottiene così: si prendano le interiora del tonno assieme alle branchie, il siero e il sangue, sopra si sparga sale e si faccia macerare per due mesi. Il contenitore sia poi perforato, ne uscirà il garum chiamato aimation”.
Probabilmente la piu’ famosa delle spiagge di Vendicari e’ Calamosche , anfratto di estrema bellezza meta di molti dei turisti che visitano questa parte di Sicilia, capolavoro di madre natura. Arrivando in macchina la spiaggia si raggiunge in 1,2 km di camminata dal parcheggio.
Spiaggia naturale all’insegna della libertà è Marianelli, splendido anfratto meta di naturisti amanti del nudismo. La sabbia è sempre color oro ed il mare ha una limpidezza impeccabile. Arrivando in macchina il posteggio dista circa 1.3 km dalla spiaggia. La spiaggia di Marianelli più facilmente raggiungibile è accessibile a chiunque, mentre più a nord si raggiunge la zona dedicata al nudismo. Attenzione: in ragione di quanto appena descritto questa particolare meta si presta a un target ristretto di utenza e molto meno alle famiglie. Continuando verso sud sui sentieri sopra le dune si raggiunge la splendida Calamosche a circa 1,5 km.




A sud del parco archeologico la spiaggia prende il nome dalle rovine della antica colonia greca “Eloro”; soffice sabbia dorata bordata da dune e vegetazione mediterranea.Poco distante il fiume Tellaro separa la spioaggia del Tellaro da quella di Marianelli.Il fiume si puo’ attraversare bagnadosi sino alle ginocchia. Non ci sono strutture , soltanto natura.

Eloro

 
Si tratta di una città costiera – lungo la via elorina – fondata sul finire del VII secolo a.C., importante perché rappresentava l’estensione del potere di Siracusa verso sud.

La città fu sempre fedele alla madrepatria fino alla caduta in mano romana che comunque ne permise la continuità e produttività fino allo smantellamento e alla distruzione in epoca araba.

Ulteriori tracce dello sfruttamento del luogo sono la presenza di alcune latomie (cave di pietra) del V sec a.C. utilizzate nell’antica città greca, per la costruzione di templi e monumenti, successivamente divenute catacombe in epoca paleocristiana.

Le mura urbane, datate al VI secolo a.C. nella loro fase originaria, furono in seguito ricostruite sopra i resti di quelle più antiche, forse nella seconda metà del IV secolo a.C.

Il santuario più importante si trovava all’esterno delle mura: era dedicato a Demetra e Kore e riprende forse un più antico culto indigeno siculo. Si trovava all’esterno delle mura ed era costituito da diversi ambienti.

Il porticato era connesso anche con l’agorà, di cui restano visibili solo le cisterne scavate nella roccia per raccogliere l’acqua piovana. Dalla piazza una via si dirigeva verso il mare a sud-est: insieme ad un’altra via in senso nord-sud definiva gli assi della struttura urbanistica della città.

Un santuario forse dedicato al dio Asclepio, del IV secolo a.C., era costituito da un cortile circondato da portici, dove gli ammalati sostavano e dormivano in attesa della visita in sogno del dio, che avrebbe portato alla guarigione.

Nei pressi sorgeva un piccolo thesauròs, ossia un edificio a forma di piccolo tempio in antis, destinato ad ospitare le offerte votive e datato alla seconda metà del IV secolo.

Verso sud, sulle pendici della collina, si trova un teatro greco, in parte scavato nella roccia e in parte costruito, risalente alla fine del IV – inizi del III secolo a.C., in parte intaccato da un canale di bonifica realizzato negli anni trenta. A nord-ovest si trovava la Colonna Pizzuta, un monumento funerario, costituito da una colossale colonna in rocchi di pietra calcarea (diametro di 3,80 m e altezza ricostruibile in circa 10 m). Nei pressi si trova un ipogeo scavato nella roccia, databile alla seconda metà del III secolo a.C., già visto negli scavi di Orsi nel 1899 e successivamente reinterrato.

Dalla Tonnara alla Cittadella 4 Km

  Dall’ingresso principale ☞ (clicca qui per indicazioni) prendiamo il sentiero a destra per raggiungere la Cittadella. Dopo pochi metri abbiamo subito l’occasione di andare alla Spiaggia di Vendicari per ammirare la splendida costa, il mare cristallino e i ruderi della tonnara dall’altro lato. Finito di goderci questo mare ci dirigiamo a sud incontrando dopo poco il Pantano Roveto. Alcune deviazioni lungo il cammino ci porteranno ad avvicinarci ad alcuni punti panoramici per poter avere la possibilità di ammirare la vita dentro questo affascinante ecosistema, un luogo perfetto per il birdwatching. continuando il nostro percorso abbiamo da un lato quindi la scogliera del mare e dall’altro il Pantano ricco di vegetazione tipica del luogo. Lungo il tratto costiero mireremo quindi a un pezzo di terra in mezzo al mare: l’Isola di Vendicari, molto vicina alla costa, anch’essa parte dell’Oasi. Proseguendo superiamo una piccola foce del Pantano che si riversa sul mare e ci addentriamo verso la nostra destra per raggiungere la Trigona, con alle spalle il Pantano. Ammiriamo la struttura bizantina che assieme alle altre hanno determinato un importante documentazione del periodo medievale in queste zone.
Proseguiamo sul nostro sentiero per ritrovarci sulla zona della Necropoli. Scendendo e continuando verso il mare ci ritroveremo infine al bivio, da un lato possiamo visitare la Cittadella: rappresenta la zona dell’insediamento bizantino di cui resta solo un recente ex Palmento usato per la produzione di vino, adesso è dopo il restauro ospita rassegne naturalistiche e culturali sul territorio.
Ci dirigiamo quindi verso la Spiaggia della Cittadella dove poterci godere il mare avendo la sensibilità di rispettare il luogo e le eventuali zone interdette alla nidificazione delle tartarughe.

La Cuba Bizantina

 
Altri reperti in ordine cronologico sono la testimonianza della continuità di questi luoghi sempre interessati dalla presenza dell’uomo per la ricchezza della fauna e la posizione strategica. La Trigona: una Cuba bizantina a pianta quadra con tre absidi, una cupola superiore e un’apertura a oriente in modo tale che, come tradizione, la luce della luna piena entrasse nell’edificio dando inizio alla santa Pasqua.
La spiaggia di Cittadella dei Maccari si trova all’estrema punta sud della riserva naturale di Vendicari. Siamo davanti il sito archeologico di Cittadella, chiamato così appunto perché qui sorgeva una piccola città in epoca bizantina di cui si può visitare la necropoli e la Trigona. In zona è visibile anche un ex Palmento per la produzione di vino, recentemente restaurato che ospita rassegne naturalistiche e culturali sul territorio.

Le Spiagge della Pizzuta, di Eloro e di Marianelli, 2,5 Km




In auto si parcheggia a circa 500 mt , all’ingresso della riserva.

🚍 Bus Noto-Lido di Noto. Bus Stop Hotel Helios, poi hiking 1 km si raggiunge la spiaggia della Pizzuta

Alla fine della SP59 svoltiamo a destra per raggiungere la nostra area di parcheggio ☞ (clicca qui per indicazioni).
A questo punto possiamo considerarci quasi insediati all’interno dell’Oasi Faunistica. Ci ritroveremo alla fine della via in uno sterrato da percorrere. il sentiero ci dirigerà verso il terreno sabbioso tra la vegetazione tipica di questa zona fino a raggiungere la nostra prima meta: la Spiaggia della Pizzuta che prende appunto il suo nome dalla Colonna.

La prima di molte altre che vedrete, la spiaggia della Pizzuta ha sabbie dorate, acque limpide e molte volte sulla spiaggia potrete notare delle zone interdette a cui far caso poichè sfruttate dalla fauna per la nidificazione.

Conclusa la nostra tappa alla Spiaggia della Pizzuta ci dirigiamo a sud verso l’entroterra, seguendo un sentiero. Non dovremo far altro che seguire la strada superare uno spiazzo, e giungere all’incrocio per andare a sinistra per poi scendere nuovamente a sinistra verso il mare seguendo il corso del piccolo torrente San Nicola.



Giungiamo quindi alla spiaggia di Eloro, caratterizzata – come altre – dall’essere una baia mozzafiato chiusa ai lati da promontori rocciosi, caratteristica che rende l’alternanza di terreno sabbioso e costiero un ricco habitat marino e terrestre, con una biodiversità esaltata dalla presenza della foce del fiume.

Seguiamo la costa sabbiosa che ci porta fino alla foce del fiume Tellaro che nasce dai Monti Iblei nella zona di Palazzolo Acreide per sfociare su queste spiagge dopo aver percorso quasi cinquanta chilometri.

Sembra che il Tellaro sia stato importante testimone e campo di battaglia dei siracusani nel corso del V secolo. Prima sconfitti dai gelesi guidati dal grande tiranno Ippocrate di Gela nel 493 a.C., poi leggendariamente vittoriosi sugli ateniesi nel 413 a.C.

Corrisponde, secondo alcune testimonianze, al fiume Assinaro, citato dalle fonti tucididee; secondo interpretazioni meno ortodosse e più recenti (di Vincenzo Garofalo) potrebbe originarsi da “Flumen Abdullahrii” cioè “Fiume del figlio di Allah” (Maometto).

Superata la nostra visita alla zona di Eloro, seguiamo il percorso lungo il litorale, avendo solo qualche accortezza nell’ascesa e discesa dei promontori che separano una spiaggia dall’altra.

Ci ritroviamo nella zona di Marianelli, la zona riservata al nudismo è segnalata. Seguendo il sentiero interno è possibile accedere alla Spiaggia di Marianelli accessibile a chiunque.



Accesso dalla SP59 ☞ (clicca qui per indicazioni)..

Si tratta di una colonna probabilmente risalente al III secolo a.C. che apparentemente sembrava esser parte di un monumento celebrativo. Solo nelle ispezioni eseguite da Paolo Orsi emerse che in realtà si tratta di un monumento funebre commemorativo, sotto al quale venne rinvenuto un vano ipogeo stuccato e ornato con due guerrieri di cui uno reggente uno scudo ornato con stilemi risalenti all’epoca di Ierone II. Da ciò se ne dedusse la presunta datazione.


Il termine Pizzuta lo si deve probabilmente al suo emergere isolata rispetto all’ambiente circostante, o probabilmente al tipo pregiato di mandorla che popola quella zona, detta appunto “pizzuta”.

Danneggiata dal terribile terremoto del 1693 venne qualificata come reperto di pregio e restaurata nel 1793 per volere di Ferdinando I delle Due Sicilie, come riporta una lapide in marmo incastonata in essa.

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